Realtà virtuale, stili di Apprendimento e DSA

Per Stili di Apprendimento si intendono quelle modalità prevalenti o preferenziali di funzionamento della mente di fronte a compiti che prevedono l’acquisizione di nuove informazioni.

Psicologi e studiosi dell’apprendimento concordano sul fatto che ciascun individuo tenda ad acquisire e gestire informazioni in modo diverso: per esempio, mentre alcuni studenti gestiscono facilmente teorie e modelli astratti, altri prediligono dati ed informazioni concrete. Oppure c’è chi recepisce più agevolmente immagini, diagrammi e schemi, quindi informazioni presentate mediante un supporto visivo, mentre altri preferiscono le spiegazioni orali. I bambini e i ragazzi con DSA hanno spesso un profilo cognitivo che evidenzia da un lato la necessità di supporti visivi, dall’altra una difficoltà a stare fermi mentre studiano e ascoltano la lezione e una necessità di coinvolgimento attivo-fattuale su quanto insegnato.

Esistono degli strumenti per valutare questi stili: uno di questi è il modello VAK (Visual, Auditory, Kinesthetic). Si basa sui tre principali recettori sensoriali e ha lo scopo di determinare la funzione prevalente, considerando altresì che questo può variare in funzione della situazione e del compito da affrontare. In una situazione di apprendimento in genere si utilizzano tutti e tre o una combinazione di due, ma con una prevalenza significativa per uno di questi.

Ecco una breve descrizione dei tre stili di apprendimento:

  • Stile visivo: gli studenti che prediligono questo stile ricordano meglio ciò che possono vedere. Si suddividono ulteriormente in visivi-linguistici – imparano attraverso il linguaggio scritto – e visivi-spaziali – imparano attraverso grafici, mappe, videoproiezioni…
  • Stile uditivo: hanno bisogno di ascoltare, spesso leggono ad alta voce e ripetono, per loro è utile registrare la lezione e riascoltarla.
  • Stile cinestetico: tendono a ricordare meglio se sono in movimento, se toccano degli oggetti se sono coinvolti attivamente durante le lezioni.

Risulta pertanto più che evidente che la scuola ha prediletto per molto tempo solo una delle modalità in cui è possibile imparare. Testi scritti, spiegazioni orali, leggi e ripeti…gli studenti che possiedono uno stile uditivo e quelli visivi-linguistici hanno la possibilità di esplicare a pieno le loro potenzialità attraverso l’insegnamento tradizionale. E tutti gli altri studenti?

Qualcosa in più oggi si propone sotto forma di schemi e mappe, pescando in tal modo anche gli studenti vivisi-spaziali, ma pressoché inutilizzato è il canale cinestetico.

La realtà virtuale può dunque diventare un supplemento complementare utilissimo proprio per quegli studenti che fanno fatica ad imparare secondo i metodi tradizionali.  La realtà virtuale, e in particolare quella immersiva, permette di abitare la scena dell’apprendimento, di agire su di essa e di muoversi al suo interno: vista, udito e movimento sono contemporaneamente disponibili e permettono uno stile di insegnamento inclusivo perché comprendono tutti gli stili di apprendimento. Inoltre la componente di gamification aiuta a mantenere alta la motivazione e migliora i tempi attentivi.

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