L’Inclusività come risorsa

Come possiamo parlare di noi o definirci senza ammettere di essere composti da una
costellazione di elementi diversi e spesso discordanti fra loro? La risposta a questa domanda
sembra ovvia.

L’unione delle contraddizioni e delle discordanze che ci contraddistinguono formano la nostra
individualità, la nostra specifica persona. Lo stesso ragionamento può essere applicato a livello
sociale. La società non è altro che un insieme di individui, tutti diversi fra loro, che condividono
uno spazio ben preciso. L’ambiente scolastico rappresenta a ben vedere una microsocietà,
all’interno della quale convivono le più svariate personalità e i più variegati mondi.

L’inclusività, in questo senso, risulta indispensabile per permettere a tutto il gruppo, scolastico o
sociale che sia, di funzionare, poichè permette a tutte le parti di sfruttare la diversità come risorsa
per migliorare insieme. In Italia il superamento di modelli didattici rigidi e lineari, destinati, se
vogliamo, ad un alunno “stereotipizzato” e “fin troppo nella norma”, è iniziato nel 1999 con il
Regolamento dell’Autonomia scolastica, all’interno del quale viene sancito per tutti il diritto al
successo formativo.

Successivamente, nel 2003, viene sancito il diritto alla personalizzazione dei
percorsi di apprendimento per tutti gli studenti, a prescindere da qualsiasi disabilità o condizione.
Un ulteriore passo avanti viene fatto nel 2009 con l’introduzione delle Linee Guida per
l’integrazione degli alunni con disabilità, all’interno delle quali si trova una nuova definizione di
inclusività, che viene ora definita come un processo irreversibile e assolutamente necessario per
lo sviluppo di un ambiente scolastico e sociale sano e ricco.

Ancor più nello specifico nel luglio del 2011 vengono pubblicate le Linee Guida per il diritto allo studio degli alunni con Disturbo
Specifico di Apprendimento (DSA), una rassegna di indicazioni metodologiche, pedagogiche e
pratiche per lo sviluppo di una didattica inclusiva anche in presenza di difficoltà che
compromettono le fondamenta cognitive per l’apprendimento.

L’inclusività risulta dunque essere non tanto un elemento che va appreso e compreso tramite
normative e legittimazioni, quanto più un punto di partenza, un presupposto sul quale costruire un
ambiente scolastico in grado di garantire a tutti il percorso formativo migliore.