Le Abilità Cognitive tra Biologia e Cultura

Secondo il modello bio-psico-sociale di George Engel (1977), riconosciuto dall’OMS, l’uomo è un “prodotto dinamico” di biologia e cultura, per cui anche le sue abilità cognitive sono il risultato di questa reciproca interazione di fattori. Ogni soggetto andrà incontro allo sviluppo di diversi domini: fisico e cerebrale, percettivo e motorio, cognitivo, della memoria, comunicativo e linguistico, sociale e morale. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che queste dimensioni si evolvono lungo il corso di tutta l’età evolutiva, influenzati sia dalla dotazione biologica sia dalle esperienze cui va incontro il soggetto.

Per quanto riguarda il dominio percettivo-motorio, sappiamo che la percezione e l’azione sono in relazione di reciprocità, in quanto una guida l’altra: in particolare, è indispensabile percepire per muoversi e ci muoviamo per percepire, come testimoniato dalla presenza di un importante sistema di neuroni, i mirror-neurons (cfr. Rizzolatti et al., 1995). I neonati sono già dotati di alcune abilità motorie “primitive”, ovvero i riflessi che affinano nel corso dello sviluppo: il rooting, il grasping, lo stepping, riflesso di Moro e quello di Babinski diventano successivamente dei movimenti consapevoli e finalizzati, quali ad esempio prensione ed afferramento.

La memoria è la capacità di ricordare informazioni a breve e lungo termine, senza la quale non sarebbe possibile l’apprendimento. Vi sono la memoria di lavoro (cfr. Baddley, 1986) che permette di acquisire informazioni, manipolarle e mantenerle per un periodo limitato di tempo, e la memoria a lungo termine che, ad esempio, consente di ricordare la strada di casa o un numero di telefono senza utilizzare ausili. In generale la memoria si sviluppa con l’età, anche se sono poco chiare le cause di tale sviluppo.

La comunicazione può essere considerata come una capacità innata dell’essere umano: l’uomo è un animale sociale, per cui il pianto, il sorriso e le emozioni (gioia, rabbia, tristezza, disgusto, paura) possono essere considerati dei prototipi del linguaggio vero e proprio. Grazie anche alla comunicazione verbale e non, il soggetto andrà incontro allo sviluppo sociale e morale intesi come quei processi attraverso cui acquisisce la capacità di interagire con gli altri, di costruire relazioni stabili, interiorizza regole, simboli e strumenti della cultura cui appartiene.

Lo sviluppo cognitivo considerato nella sua interezza, comprende le abilità citate fino ad ora, in quanto ne permette il potenziamento. Molti autori ne hanno parlato, a partire da Jean Piaget (1896-1980): riprendendo la sua ipotesi psicogenetica, lo sviluppo cognitivo va di pari passo con l’interazione con la realtà e il bambino è un soggetto attivo e in rapporto dinamico con ciò che lo circonda. Comincia sin dalla nascita e viene allenato soprattutto in età scolare, periodo in cui si esercitano le abilità di calcolo, lettura e scrittura.

Interessante quindi considerare l’uomo come un soggetto attivo nell’ambiente in cui si trova e un protagonista attivo del suo percorso di apprendimento, che dura tutta la vita.

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