La Dislessia oltre le difficoltà scolastiche

Si è da poco conclusa la terza edizione della Settimana Nazionale della Dislessia, in concomitanza con la European Dyslexia Awareness Week, promossa dalla European Dyslexia Association (EDA). Organizzata da AID _ Associazione Italiana Dislessia, si tratta di una iniziativa articolata in diverse proposte sparse su tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo, ancora una volta, informare e sensibilizzare sulle difficoltà specifiche di apprendimento.

Quando parliamo di dislessia, infatti, abbiamo in mente una condizione di oggettiva difficoltà nel leggere in modo scorrevole e fluente, accompagnata magari dalla difficoltà a scrivere correttamente (disortografia) e con una corretta realizzazione dei grafemi (disgrafia) o nell’acquisizione degli automatismi in ambito numerico (discalculia).

Ma in realtà l’aspetto che sta venendo in luce negli ultimi anni e su cui stanno vertendo molte ricerche a livello internazionale è legato alle difficoltà emotive che vivono quotidianamente questi bambini.

Un bambino con DSA può sperimentare la fatica e la frustrazione nel provare a dimostrare le sue capacità in ambito scolastico, dove inevitabilmente queste competenze faticano ad emergere in modo immediato. Anzi: molte volte fin dall’inizio del primo anno scolastico il bambino rimane indietro rispetto ai suoi compagni, ha bisogno di più tempo per imparare a leggere una parola o scrivere correttamente le lettere, dove continua a fare gli stessi errori. Sembra quasi che non impari mai: ed è proprio questo che genera il più delle volte demotivazione e sconforto. Spesso viene etichettato come un bambino svogliato e pigro, termini che, se usati con troppa frequenza, generano inevitabilmente un abbassamento della propria autostima e la credenza di essere inadeguato e incapace.

Ormai è chiaro che il bambino con dislessia è un bambino intelligente, ma ovviamente è difficile comprendere queste difficoltà quasi insormontabili in ambito scolastico, soprattutto per lui. Il fallimento nelle diverse attività porta ad una sensazione di impotenza che può diffondersi nei diversi ambiti di vita del ragazzo, delineando l’assenza di speranza verso un futuro che riserva fallimenti e delusioni. Da questo, un abbassamento netto di autostima che se perdura può portare a disturbi ansioso-depressivi.

Ecco perché è importante trovare e mettere in atto tutte le modalità per aiutare il bambino con DSA a potenziare le sue capacità, al di là delle difficoltà scolastiche. La diagnosi deve permettere di imbastire al più presto un intervento integrato, con scelte didattiche adatte e personalizzate, dove si prendono in considerazione i punti di forza del bambino anziché le sue criticità. Oltre alla scuola, anche la famiglia svolge un ruolo essenziale per il benessere del bambino, puntando a incoraggiarlo nelle difficoltà e riconoscendo le sue competenze e il suo impegno. Genitori quindi non solo proiettati nella gestione delle difficoltà scolastiche che il bambino può incontrare, ma nel valorizzare un figlio che vale molto più della sua valutazione scolastica.