DSA: tra Abilità Cognitive e Apprendimento

Con il termine DSA (Disturbo specifico dell’Apprendimento) si indica una tipologia di disturbi del neurosviluppo che riguardano le abilità scolastiche, ovvero Dislessia, Disgrafia, Discalculia e Disortografia. Da tenere a mente è che la diagnosi di DSA viene fatta solo ed esclusivamente in assenza di disabilità intellettiva e di disabilità sensoriali.

Se ci focalizziamo sulle abilità cognitive dell’uomo, sicuramente è possibile affermare che in una situazione di Disturbo Specifico dell’Apprendimento vi siano delle criticità in tali dimensioni tipiche dello sviluppo umano.

Ad esempio, delle alterazioni della dimensione linguistica possono portare ad errori fonologici, deficit nella sintassi, errori semantici, anomie e sostituzioni di nomi e pragmatici. Strettamente collegata a questa, troviamo la dimensione percettivo-motoria, la cui alterazione viene considerata dai ricercatori come una possibile causa dei DSA. Infatti, la dislessia evolutiva viene spiegata come un disturbo linguistico-fonologico da alcuni ricercatori, e come un disturbo percettivo-visivo-uditivo da altri. Risulta molto dibattuta anche la causa neuropsicologica della discalculia evolutiva, divisa tra i sostenitori della disfunzione specifica del modulo numerico e i sostenitori di un più generico disturbo visuo-percettivo.

In termini di memoria, invece, i dislessici spesso presentano difficoltà  con  gli  automatismi  della  lingua  scritta,  ma  buona  padronanza  della  lingua  orale,  deficit nell’area semantica, della sintassi e dell’elaborazione del discorso.

Purtroppo, queste difficoltà hanno un enorme impatto sull’apprendimento scolastico poiché molte volte sono alla base delle scarse prestazioni didattiche che si ottengono. La tendenza a concentrarsi su richieste specifiche piuttosto che sulla globalità degli obiettivi da raggiungere, tipica delle richieste scolastiche, non permette di mettere in atto magari risorse inerenti altri ambiti specifici delle abilità cognitive, perpetuando la frustrazione per una richiesta che magari riguarda un ambito specifico deficitario e quindi non può essere sviluppata.

La svolta sarebbe poter proporre un metodo di apprendimento che non riguarda esclusivamente una dimensione specifica ma che permetta di mettere in gioco le diverse abilità cognitive, aiutando i soggetti con DSA a scoprire modalità alternative di apprendere, in un’ottica multisensoriale e adatta a tutti gli stili di apprendimento.

A questo riguardo ci sembra che l’utilizzo della realtà virtuale aumentata sia un esempio innovativo di apprendimento multisensoriale, in quanto coinvolge contemporaneamente il sistema percettivo, sensoriale, dei movimenti e comunicativo durante la creazione di una realtà tridimensionale e potenziata. Così facendo, i bambini fanno esperienza, trasformando quest’ultima in conoscenza e imparando così con una modalità alternativa di insegnamento.

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