Dalla Riflessione teorica alla Sperimentazione in classe

Nel proporre la sperimentazione dei Living Lab per l’anno scolastico 2018/2019, è stata fatta una valutazione importante circa il valore intrinseco della proposta didattica. La metodologia che desideravano impattare voleva da una parte considerare la Realtà Virtuale al centro della sperimentazione, pur non rendendola l’obiettivo finale della stessa; dall’altra parte voleva essere una proposta inclusiva, a carattere collaborativo tra studenti e rispettosa delle loro caratteristiche individuali.

In questa riflessione ci è venuto preziosamente incontro il lavoro di Calvani (2012) che descrive le diverse metodologie didattiche come architetture che si differenziano tra loro per alcuni aspetti, come gestione del processo formativo, strutturazione del materiale didattico, livelli di autonomia assegnati agli studenti e quantità e direzione delle interazioni alunno-docente.

In particolare, per la creazione delle Unità Didattiche in VR ci siamo ispirati all’ Architettura Simulativa che comprende attività che sollecitano gli allievi a sperimentare condizioni simili a quelle reali, o mediante immedesimazione fisica o con modelli fisici o matematici capaci di riprodurre fenomeni e contesti, e all’Architettura Esplorativa, che vede l’apprendimento come scoperta libera conseguente a lavori di indagine riflessiva. Un esempio di questa concretizzazione nelle unità in VR l’abbiamo ad esempio in un modulo di scienze, dove la simulazione virtuale dell’essere all’interno di una camera reale con la possibilità di interagire con elementi sensibili della scena e con la guida è un esempio di architettura simulativa tanto quanto l’esplorazione libera del contesto virtuale è un esempio di architettura esplorativa.

Calvani illustra poi un’Architettura Collaborativa (tutte le situazioni che vedono l’apprendimento come conseguenza dall’interazione sociale, in particolare tra pari, quali ad esempio il mutuo insegnamento e il lavoro di gruppo connotato in senso cooperativo o collaborativo) che è stata ripresa nella gestione delle proposte nel gruppo classe: attività in coppia o piccolo gruppo con ruoli alterni per un obiettivo comune.

Tutto il percorso che VRDI ha proposto nelle classi era coerente ad un’Architettura Metacognitiva , ovvero volto alla capacità di autoregolazione dello studente rispetto al suo processo di apprendimento, in un’ottica di “imparare ad imparare”. Le schede di feedback che venivano somministrate al termine delle unità didattiche volevano spronare lo studente ad una riflessione metacognitiva circa la proposta appena conclusasi, raccogliendo i suoi pensieri e le sue valutazioni. Questo lavoro per noi è stato particolarmente importante per delineare le linee guida di un ulteriore lavoro con la Realtà Virtuale in classe.

Questi elementi teorici sono stati necessari per la costruzione di una proposta metodologica forte, basata non solo sulle potenzialità della tecnologia, ma soprattutto sugli aspetti relazionali e potenziali del contesto classe.